Pirati e Corsari

Con questo testo è mia intenzione fornire degli spunti di riflessione su Pirati e Corsari informatici, ma andiamo per ordine, nel cyberspazio il tempo non ha lo stesso metro di misura di quello reale, il caos della rete con le sue accelerazioni e frenate improvvise, interposte da violenti guerre a suon di bit, non è di certo percepibile agli utenti che navigano nel mare virtuale del web. Se poi aggiungiamo la politica che tenta di racchiudere tutti con leggine varie, l’apocalisse è servita, ed ogni nuovo utente, sarà sempre più vittima della disinformazione e non riuscirà ha crearsi quegli anticorpi che gli serviranno per crescere consapevolmente nel mondo tecnologico.

Pirati e Corsari
Tra gli utenti è molto diffusa la pirateria, consistente nel copiare software e o musica, senza pagare diritti d’autore. E’ un fenomeno così dilagante da non essere praticamente attaccabile. Secondo il mio modesto pensiero, quando il numero di persone che violano le norme, è tanto alto da superare la maggioranza della popolazione, significa che la legge ha perso di significato e volente o nolente, credo che almeno due terzi dei possessori di computer, siano favorevoli ad uno scambio d’informazioni, o meglio, lo vorrebbero senz’altro più libero.

Le leggi neonate in Italia per regolare tali fenomeni, non sembrano reali, ed hanno perso di senso e sono cadute in desuetudine, prima ancora d’essere attuate. La politica nel cyberspazio è preistoria e più precisamente del primo periodo, il PaleOLITICO e come tale si muove in tutta la sua maestosa ignoranza in materia. Ho già accennato di una legge assurda parlando di connettività Wi-FI, ora lo farò per il problema legato alla legge sul diritto d’autore.

I prezzi dei programmi commerciali, con i quali gli utenti cozzano oggi, sono quasi imposti dal mondo lavorativo, è sono troppo alti, ed è già molto che i giovani possiedano i computer pur costosi, non si può pretendere che comprino programmi per migliaia di euro con l’incertezza di usufruirne per un guadagno.

Quindi, se è vero che per colpa della pirateria si sono avuti danni, per molti denaro ai produttori di software italiani e stranieri, è anche vero che persone per le quali è utopico utilizzare, o soltanto provare alcuni programmi, hanno avuto la possibilità di imparare e apprezzare software professionale, ma la cosa più assurda è soprattutto la completa assenza di ogni riferimento al software libero o simili, ed è palese che le modifiche servono solo per fare cassa.

Guardiamo in faccia la realtà, se chi usa software proprietario senza licenza viene considerato Pirata, noi che usiamo software libero possiamo considerare Corsari chi lavora per le lobby del diritto d’autore?

Quale mente bacata può definire “equo compenso”, una legge che mira a far pagare ogni supporto digitale il diritto d’autore, più che una legge è una lettera di Corsa, che ci riporta al diciottesimo secolo, dove la differenza, tra un corsaro ed un pirata era nei fatti sottile, spesso impercettibile, ma concretamente si tradusse spesso in una sorta di “licenza di predazione a fini istituzionali”

Avete capito bene, ci stanno depredando dei nostri soldi con le modifiche apportate alla Legge 22 aprile 1941 n. 633, qui troverete il testo consolidato al 1 Luglio 2010.

Da notare che le modifiche sono tutte incentrate soprattutto alla musica digitale, ma perché questo deve impattare con tutto il mondo informatico? vi sembra sensato far pagare supporti hardware per “la copia privata”? sono consapevoli che ci sono hard disk con capacità superiori al terabyte, dove risiedono documentazione e software?

Va bene, ho capito v’interessano solo gli mp3, ma allora qualcuno può spiegarmi del doppio pagamento del diritto dell’artista, come avviene per un brano pagato e scaricato legalmente da internet, ovvero, pago la SIAI per il brano e per il supporto, mi piacerebbe sapere come fanno a ridistribuire gli introiti agli artisti, senza conoscere se il file era audio o video.

Il cyberspazio è altro, queste guerre per far galleggiare un ente, che fa parte di un vecchio sistema e che non è in grado di sopravvivere nel grande oceano cibernetico avrà vita breve, ma per favore chiedo a voi che navigate in superficie di fare meno casino, perché create disturbo, con i vostri giochetti di guerra tra pirati e corsari.

Giù nel cyberspazio
E ritorniamo al punto di partenza, nel cyberspazio il tempo non ha lo stesso metro di misura di quello reale, lo stesso vale anche per i compensi, la vera moneta del futuro è l’energia, il watt non i mega, si paga la banda e i servizi non la connessione.

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