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SI SEDES NON IS

Nell’era delle reti sociali, di Facebook, chat, acquisti on-line e blog usa e getta, esiste ancora la rete libera? Ha ancora senso parlare di questo come mezzo di distribuzione del sapere? Internet sta sempre più diventando uno spazio informe ed appiattito. Il sogno della libera diffusione informatica degli anni ’80 e ’90 si è bloccato ai giochi on-line, alle suonerie per cellulari, al porno free, al software pirata e alla propaganda elettorale.

Siamo una rete di analfabeti?

Mondi in collisioneCome al solito ecco l’ennesimo assalto per il controllo della rete, tanti proclami in giro che non aggiungono nulla per chi segue l’argomento e non significa nulla per chi ne è digiuno. Siamo sotto attacco, perché l’inerzia sociale frena il progresso e ci schiaccia nella banalità.

Dopo la stampa e la televisione spazzatura, ecco l’assalto per trasformare anche la rete in spazzatura usando le stesse logiche che hanno permesso a lobby di controllare la divulgazione delle informazioni.

Io non ci sto a questa becera cultura che si riversa nel cyberspazio soltanto perché qui ha la possibilità di sfogare le proprie frustrazioni. Internet sta sempre più diventando uno spazio informe ed appiattito dove la maggior parte dei nuovi utenti spettatori, ci si trovano catapultati e non hanno la sensibilità di coloro che hanno e combattono per la libera diffusione delle informazioni, tecnologie evolute utilizzate al minimo delle possibilità composte soprattutto da materiale copiato, contenitori di pubblicità la cui forza si misura semplicemente con un click o condivisioni multiple di testi, video, foto e altro, con poche persone che aggiungono informazioni e tanti alieni replicanti che invadono il cyberspazio.
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Questione di ETICA

Il vero hacker non ha morale e non censurerebbe mai delle informazioni o delle idee, di qualunque tipo.

Facciamo un esempio estremo:
Un’iniziativa del sacerdote italiano Don Fortunato che nel gennaio del 1998 formò il “Comitato di resistenza contro il Fronte Liberazione Pedofili” e chiese l’aiuto della comunità hacker per smascherare e denunciare i pedofili su Internet e oscurare i loro siti fallì miseramente, fu supportata soltanto da sedicenti hacker di scarsa abilità.

Peraltro chi abbraccia quest’etica e’ per sua natura tollerante e difficilmente si arrabbia, ma si irrita con persone o incarichi che gli fanno perdere tempo.

Ci sono però delle cose che non possono assolutamente sopportare. Una di queste è sicuramente la menzogna, soprattutto nei loro confronti: puoi dire tranquillamente che sono degli imbecilli è un’opinione dopo tutto e come tale va rispettata, ma non puoi dire che rubano galline od evitare un contraddittorio facendo insinuazioni senza mai rispondere concretamente e cancellarlo da uno spazio nel quale è ospite.

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Le norme intimidatorie

Ribellarsi o perdere altri pezzi di democrazia? Per quanto mi riguarda la scelta l’avevo fatta già negli anni 90, ma con il cambio generazionale all’interno della rete in molti non posseggono la giusta malizia per accorgersi dei pericoli che la rete sta affrontando. Come per esempio, l’inserimento all’interno dei disegni di legge di norme intimidatorie, per lo sviluppo della rete è un pericolo che non va sottovalutato. Sono segnali preoccupanti di una politica i cui «eccessi» gli italiani hanno sopportato fin troppo a lungo, quindi quando accadono queste cose vanno bocciate con una protesta forte e chiara, perché la vittima è la libera espressione online, che rischia di finire travolta dagli effetti «intimidatori» di un progetto che ha senso unicamente all’interno di una nazione con l’intento di sterilizzare il potenziale dissenso politico della rete, come quello espresso in occasione dei referendum del giugno 2011.
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