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SI SEDES NON IS

Nell’era delle reti sociali, di Facebook, chat, acquisti on-line e blog usa e getta, esiste ancora la rete libera? Ha ancora senso parlare di questo come mezzo di distribuzione del sapere? Internet sta sempre più diventando uno spazio informe ed appiattito. Il sogno della libera diffusione informatica degli anni ’80 e ’90 si è bloccato ai giochi on-line, alle suonerie per cellulari, al porno free, al software pirata e alla propaganda elettorale.

Le norme intimidatorie

Ribellarsi o perdere altri pezzi di democrazia? Per quanto mi riguarda la scelta l’avevo fatta già negli anni 90, ma con il cambio generazionale all’interno della rete in molti non posseggono la giusta malizia per accorgersi dei pericoli che la rete sta affrontando. Come per esempio, l’inserimento all’interno dei disegni di legge di norme intimidatorie, per lo sviluppo della rete è un pericolo che non va sottovalutato. Sono segnali preoccupanti di una politica i cui «eccessi» gli italiani hanno sopportato fin troppo a lungo, quindi quando accadono queste cose vanno bocciate con una protesta forte e chiara, perché la vittima è la libera espressione online, che rischia di finire travolta dagli effetti «intimidatori» di un progetto che ha senso unicamente all’interno di una nazione con l’intento di sterilizzare il potenziale dissenso politico della rete, come quello espresso in occasione dei referendum del giugno 2011.
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Banda larga lumaca

IL SECOLO XIX ad inizio anno ha lanciato l’inchiesta su internet lumaca, scatenando le lamentele più disparate da parte degli utenti di rete, travolti dalle domande e non sapendo come rispondere, un amico mi ha telefonato chiedendomi se era possibile fornire qualche risposta, e dopo una lunga telefonata mi ha chiesto se poteva pubblicarla, l’unica accortezza che gli ho chiesto è stata quella di togliere i nomi delle società.

Riporto il testo della seconda parte dell’inchiesta che potete trova qui
Linee vecchie: il web va al tappeto
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