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SI SEDES NON IS

Nell’era delle reti sociali, di Facebook, chat, acquisti on-line e blog usa e getta, esiste ancora la rete libera? Ha ancora senso parlare di questo come mezzo di distribuzione del sapere? Internet sta sempre più diventando uno spazio informe ed appiattito. Il sogno della libera diffusione informatica degli anni ’80 e ’90 si è bloccato ai giochi on-line, alle suonerie per cellulari, al porno free, al software pirata e alla propaganda elettorale.

Siamo una rete di analfabeti?

Mondi in collisioneCome al solito ecco l’ennesimo assalto per il controllo della rete, tanti proclami in giro che non aggiungono nulla per chi segue l’argomento e non significa nulla per chi ne è digiuno. Siamo sotto attacco, perché l’inerzia sociale frena il progresso e ci schiaccia nella banalità.

Dopo la stampa e la televisione spazzatura, ecco l’assalto per trasformare anche la rete in spazzatura usando le stesse logiche che hanno permesso a lobby di controllare la divulgazione delle informazioni.

Io non ci sto a questa becera cultura che si riversa nel cyberspazio soltanto perché qui ha la possibilità di sfogare le proprie frustrazioni. Internet sta sempre più diventando uno spazio informe ed appiattito dove la maggior parte dei nuovi utenti spettatori, ci si trovano catapultati e non hanno la sensibilità di coloro che hanno e combattono per la libera diffusione delle informazioni, tecnologie evolute utilizzate al minimo delle possibilità composte soprattutto da materiale copiato, contenitori di pubblicità la cui forza si misura semplicemente con un click o condivisioni multiple di testi, video, foto e altro, con poche persone che aggiungono informazioni e tanti alieni replicanti che invadono il cyberspazio.
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Storie Hacker 1980

Gli anni ’80 saranno ricordati come l’epoca d’oro degli hacker ma anche come il periodo in cui si assiste a una sorta di “tradimento” dell’etica hacker. Con la scoperta che con il software ci si poteva anche guadagnare, ebbe inizio un processo irreversibile che ci ha proiettato nella nuova era del mondo tecnologico. Andiamo per ordine.

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Storie Hacker 1960/70

In oltre mezzo secolo ne sono cambiate di cose, riuscire a sintetizzare in un testo tutte le storie del mondo hacker è impossibile, per questo senza presunzione alcuna, rivisito volentieri un vecchio testo, con l’intento di fornire le informazioni di base ai nuovi utenti della rete. Se la storia del Web è iniziata con il lancio dello Sputnik, quella degli hacker inizia negli stessi anni con il modellismo ferroviario, a fine anni 50, al MIT di Boston una grande stanza ospitava un enorme plastico ferroviario, controllato dal Signal and Power Subcommittee, alcune persone che lavoravano ad complesso insieme di fili e relè, diedero vita ad un gruppo particolare. La loro filosofia si può riassumere nel motto “hands on”, ovvero, metterci su le mani, nessun approccio teorico, né tantomeno accademico, potevano sostituire il metodo con la sperimentazione, sequenza di prove, di tentativi, di errori e relative soluzioni, questo costituiva l’unico metodo riconosciuto per il progresso nella conoscenza. Il termine hack veniva utilizzato nel gergo del MIT, per indicare gli scherzi degli studenti. Un buon hack poteva essere anche la distruzione di un sistema, purché rientrasse in un esperimento ingegnoso o comunque di notevole complessità. Nel seminterrato di un palazzo si trovava l’apparecchiatura per la contabilità elettronica, collegata al bestione IBM che si trovava al primo piano. Una stanza dove le macchine occupavano l’intera superficie, dove non c’erano monitor, i programmi erano costituiti da fasci di schede perforate. E’ qui, che ha inizio la sfida dei primi hacker.

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