Sistemi complessi

Sistemi complessi

Il cyberspazio è un sistema complesso e come tale si comporta. Inutile aspirare a particolari determinismi progettuali o a capacità di previsione. Una rete può essere un prodotto ma sarà sempre allo stesso tempo un esperimento sociale, psicologico e tecnologico; invece di inseguire difficili certezze è meglio adottare una metodologia step by step e un armamentario di conoscenze e strumenti in grado di seguire il network nel suo ciclo di vita, con sensibilità ai segnali deboli e capacità di adattamento e modifica.

Affidarsi solo ad una ipotetica architettura e progetto teoricamente vincente è rischioso; meglio (come è normale per chi ha dimestichezza con i sistemi complessi) organizzare team, prassi, progetti, metodologie modificabili nel tempo. A volte quello che ha bloccato dei buoni network è stato proprio la difficoltà di modificarli tecnicamente nel mentre o la difficoltà di spiegare alla commitenza la natura dinamica di questi complessi oggetti, se non addirittura la difficoltà stessa di accettare o stare dietro al progetto da parte del team. Sicuramente partire con una buona analisi e progetto è importante ma fondamentale è la malleabilità e modularità di molti fattori.

I concetti base che sottendono le dinamiche complesse sono:

– feedback: consiste in un processo di retroazione che può essere positivo o negativo e indiretto;

– equilibrio sull’orlo del caos: i sistemi emergono e sussistono in condizioni di equilibrio dinamico tra uno stato troppo caotico per la stabilizzazione di una organizzazione e uno troppo statico per consentire interazioni;

– emergenza: i sistemi complessi danno vita a fenomeni e forme organizzative nuove non prevedibili e riducibili alla somma degli elementi che li hanno sottesi;

– effetto farfalla: quando un sistema è sulla soglia di un salto organizzativo, basta un fenomeno infinitesimale per innescare un processo a catene inarrestabile e globale;

– attrattori: i sistemi complessi oscillano tra configurazioni organizzative che possono essere rappresentate e descritte come forze gravitazionali, in cui un sistema può cascare venendone attratto;

– biforcazioni: i sistemi complessi non evolvono in modo progressivo e lineare, ma per salti che possono portare anche verso sviluppi molto diversi;

– principio ologrammatico: si possono riscontrare in sottosistemi, livelli e unità la replicazione dei medesimi modelli organizzativi della globalità del sistema come nei frattali;

– interazioni locali non lineari: gli elementi che compongono il sistema devono formare una rete dove manca una componente centrale e le interazioni sono multiple e non lineari;

– auto-organizzazione: i sistemi complessi sono termodinamicamente aperti e organizzativamente chiusi, la loro organizzazione sussiste e produce l’organizzazione stessa;

– imprevedibilità: i sistemi complessi permettono solo un determinismo debole, in quanto la quantità di fattori in gioco, di livelli emergenti e di retroazioni rendono impossibili forme di previsione e controllo precise, come nei sistemi lineari.

I sistemi possono essere:

poco complessi (generalmente la materia inanimata a livello macro e con dinamiche lineari);

di media complessità (artefatti, macchinari, sistemi artificiali);

molto complessi (sistemi dissipativi, sistemi viventi elementari, virus, cellule);

super complessi (colonie, sistema nervoso, società, la mente).

Detto questo, bisogna ricordare che un social network è un sistema super complesso e come tale si dovrà approfondire sia la progettazione che la gestione del suo ciclo di vita, questo per bilanciare le diverse occasioni per fare riferimento a questo genere di competenze e logiche che possono apparire contro intuitive in un primo momento; inoltre, non dimentichiamo che molte volte l’ostacolo maggiore alla gestione dei network, secondo la loro natura di sistemi complessi, è dato dalla difficoltà di accettare l’incertezza e l’imprevedibilità, da parte del team di sviluppo e/o dalla committenza, quindi non si tratta solo di una questione tecnica, monitoraggio e di progettazione ma anche di comunicazione e cultura organizzativa del gruppo.