Banda larga lumaca

Banda larga lumaca

IL SECOLO XIX ad inizio anno ha lanciato l’inchiesta su internet lumaca, scatenando le lamentele più disparate da parte degli utenti di rete, travolti dalle domande e non sapendo come rispondere, un amico mi ha telefonato chiedendomi se era possibile fornire qualche risposta, e dopo una lunga telefonata mi ha chiesto se poteva pubblicarla, l’unica accortezza che gli ho chiesto è stata quella di togliere i nomi delle società.

Riporto il testo della seconda parte dell’inchiesta che potete trova qui
Linee vecchie: il web va al tappeto

La signora Enrica abita a un centinaio di metri dalla facoltà di Architettura e proprio non riesce a capire. Non riesce a capire perché tra piazza Sarzano e vico sotto le Murette la distanza (in termini digitali) è enorme ed è la distanza tra chi viaggia su connessioni Internet veloci e chi, invece, la banda larga se la sogna da anni.

È solo uno dei tanti casi che i cittadini hanno segnalato al Secolo XIX e che disegnano una geografia dell’accesso alla banda larga fatta di autostrade iperveloci e di sentieri a stento percorribili, se non inesistenti.

Il perché lo spiega Alberto Magarelli, consulente ICT (Information Communication Technology) che annovera tra i suoi clienti le maggiori aziende di telecomunicazione e informatica:
«Bisognerebbe conoscere i casi uno per uno, ma il problema, il più delle volte è nel nodo, cioè la centralina telefonica. La rete è distribuita attraverso tanti nodi e in una stessa via i singoli palazzi possono essere serviti da nodi differenti».

Non c’è anche un problema di centraline vecchie?
«Ormai la rete viene ampliata in continuazione. Però c’è da dire che, chi ha un contratto da molti anni, si trova oggi con la rete vecchia e può accadere che un cliente venga allacciato su apparecchiature che non supportano le nuove tecnologie».

Un altro caso proposto da un lettore, sempre della zona di piazza Sarzano che due mesi dopo aver firmato un contratto per l’attivazione dell’Adsl, si è sentito dire che la linea non c’era.
«Può succedere: bisogna fare una distinzione tra il mondo informatico e quello delle telecomunicazioni. Chi gestisce una rete spesso non è lo stesso che gestisce il software per le connessioni e i router, ovvero i dispositivi di rete che instradano i pacchetti di dati. Questi due gruppi a volte, neanche si parlano tra di loro. Insomma, si fa affidamento a una documentazione condivisa, ma che non sempre viene aggiornata: se a un tecnico viene detto che una certa centralina con 48 porte ne ha 40 occupate e otto libere e quando controlla trova 48 cavi attaccati, come fa a sapere quelle che sono libere? Se poi si amplia il discorso con la possibilità di cambiare operatore, spesso accade di mascherare la mancanza di risorse con la dicitura “servizio non disponibile” ».

Un altro problema è la velocità della connessione.
«La rete ha due fasce: business e privata. Ovvio che la fascia business ha la priorità e stabilità differente, ma il servizio si paga. In questo caso il gestore garantisce la velocità della connessione, cosa che non succede con i contratti “consumer”. Qui non viene garantito nulla e sulla stessa linea possono passare le connessioni di centinaia di clienti… e il carico di lavoro diventa tale che la connessione rallenta ».

Un capitolo a parte merita il problema dell’assistenza.
«I gestori più importanti hanno un’assistenza tecnica ampia, ma ogni società che prende un appalto per fornire assistenza tecnica, per necessità si trova costretta a subappaltare. E il gioco delle varie società non è certo di collaborazione».